Marco Francia

Pensieri, parole, emozioni

Bisogna convincere le persone a vaccinarsi“.

L’imperativo delle ultime settimane è questo. La crescita della variante Delta di Sars-CoV-2 e il timore di dover imporre nuove chiusure, per non mandare al collasso le (insufficienti) strutture sanitarie del nostro Paese, hanno riportato in primo piano l’esigenza di vaccinare quanto prima, quante più persone possibili. In quest’ottica, il messaggio fatto passare negli ultimi giorni è questo: se non abbiamo ancora raggiunto un livello sufficiente di immunità di comunità, è perché tante persone rifiutano la vaccinazione. Da qui l’esigenza di imporre misure di controllo della mobilità delle persone – il Green Pass – in modo da escludere i non vaccinati da tutta una serie di attività (sociali, ludiche, culturali e di altro genere), proteggendo così ospedali, attività economiche e persone “fragili”, impossibilitate per ragioni salute a vaccinarsi. La narrazione domintante tra politici, stampa e, di riflesso, opinione pubblica, è diventata questa. Ma le cose stanno realmente così? Andiamo ad analizzare qualche dato, di semplicissimo accesso.

A ieri, in Italia, le persone sopra i 12 anni (quelle “vaccinabili”) che hanno completato il ciclo vaccinale sono il 48,3% del totale [dati YouTrend]: poco meno di una su due, insomma. La percentuale sale al 67,9% (più di due persone su tre) considerando chi ha ricevuto almeno una dose. Sempre grazie ai dati elaborati da YouTrend, possiamo guardare alla lente di ingrandimento la situazione degli over60, il target che è stato vaccinato per primo perché più a rischio: in questa fascia di popolazione, quasi il 75% delle persone appartenenti a questa fascia di popolazione (tre persone su quattro) ha completato il percorso vaccinale, mentre quasi l’88% ha ricevuto almeno una dose. La differenza è data, ovviamente, dalle persone ancora in attesa di ricevere la seconda dose, visto che l’intervallo tra le due somministrazioni di Vaxzevria (il vaccino di Astrazeneca) è più o meno di 3 mesi, quindi molto più lungo rispetto a quello dei vaccini a RNA messaggero.

Quindi? Quindi, tra gli over60, quasi 9 persone su 10 hanno già deciso di vaccinarsi. Nel 12% circa di chi non l’ha ancora fatto, oltre a quei brutti e cattivi dei no-vax, ci sono le persone che non possono vaccinarsi e quelle che sono guarite dalla Covid e, per questo, non hanno ancora potuto ricevere il vaccino. Insomma, non siamo al 100% (ma qualcuno pensava davvero di arrivarci?!), ma quasi. Quasi tutti quelli che hanno avuto la possibilità di vaccinarsi, lo hanno fatto.

E i giovani? Quegli irresponsabili dei giovani? Come è facile intuire dai dati che abbiamo visto fin qui, le percentuali calano abbassando l’età delle persone. Perché? Sicuramente i più giovani hanno meno paura del virus, ma ancor più indiscutibilmente non hanno ancora avuto le stesse possibilità di vaccinarsi rispetto ai loro genitori e nonni. Non c’è niente di male eh, anzi era necessario proteggere il prima possibile chi ha una probabilità più alta di andare incontro a forme gravi di Covid; non è vero, però, che i giovani rifiutino la vaccinazione. Le stime di YouTrend, basate sulle prenotazioni già effettuate, descrivono una realtà molto differente da quella che ci viene descritta: entro fine settembre, l’85% delle persone con più di 12 anni sarà vaccinata contro Sars-CoV-2. Quasi tutti, sempre ricordando che nel 15% dei non vaccinati saranno comprese le categorie di cui sopra. Troppo pochi? Anche considerando il delirio – normativo e comunicativo – degli ultimi mesi, assolutamente no.

L’ultimo dato necessario a completare il quadro della situazione è quello della quota di dosi di vaccino utilizzate, rispetto a quelle disponibili. In Italia, a oggi, siamo a più del 90%. Anche qui, quasi tutte, anche in virtù del fatto che il grosso delle rimanenze sono rappresentate da quei prodotti – Vaxzevria e Janssen – che ormai possono essere utilizzate solo per gli over60. Nelle ultime settimane, qui in Emilia-Romagna è stato largamente utilizzato il vaccino di Moderna, visto che le dosi di Pfizer per le prime somministrazioni erano andate esaurite. Insomma, i vaccini disponibili sono stati utilizzati praticamente tutti; ne avessimo avuti di più, avremmo sicuramente raggiunto prima i livelli di protezione di comunità a cui arriveremo alla fine dell’estate. Nelle ultime settimane, il numero di prime dosi somministrato è stato molto inferiore rispetto alle seconde (uno tra i dati utilizzati per dimostrare che bisogna convincere le persone a vaccinarsi, “con ogni mezzo“) semplicemente perché le dosi a disposizione servivano per le secondi dosi. Tanto che alcune regioni, tra le quali l’Emilia-Romagna, sono state costrette a sospendere le prenotazioni, per fasce più o meno ampie di popolazione.

Ora abbiamo tutti gli strumenti per rispondere alla domanda del titolo. Il Green Pass è davvero necessario? Sono così tante le persone da convincere a vaccinarsi? Abbiamo proprio bisogno di introdurre un sistema invasivo, complesso e costoso come il Green Pass per questo? La mia impressione è che, come troppe volte negli ultimi mesi, si stia parlando di niente

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