Marco Francia

Pensieri, parole, emozioni

Impazza in questi giorni il dibattito sul Green Pass, con la maggioranza degli italiani (più di 2 su 3) favorevoli al suo utilizzo, per consentire alcune attività solamente a vaccinati (da non più di 10 mesi), guariti (da non più di 6 mesi, che a breve diventeranno 12) e negativi al tampone nelle ultime 48 ore, e una piccola minoranza, che ieri ha manifestato nelle piazze del Paese contro l’ultimo decreto del Governo Draghi.

Qualche giorno fa ho analizzato alcuni semplici dati sull’avanzamento della campagna vaccinale in Italia, evidenziando come questi siano da considerarsi più che soddisfacenti, in rapporto alle dosi che l’Italia ha avuto a disposizione finora e avrà nel prossimo futuro. Oggi, spinto dall’aver letto e sentito ogni genere di atrocità logica, sanitaria e giuridica sul tema, voglio riportare la discussione sui principi che chiunque – primi fra tutti i componenti dell’Esecutivo e i politici in generale – dovrebbe conoscere, prima di avventurarsi in considerazioni – e ancor più decisioni – sul tema.

Il presupposto, quando si parla di salute, è conoscere il significato del concetto stesso di salute. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (a cui l’Italia aderisce dall’11 aprile del 1947), la salute è definita come uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale”, e non semplicemente come “assenza di malattie o infermità. Poche parole, dal peso specifico elevatissimo, che descrivono probabilmente un concetto più vicino all’Iperuranio platoniano che alla realtà terrestre, ma tanto semplice quanto profondo: non è sufficiente non essere malati per essere considerati in salute.

L’altro riferimento, da cui non si può prescindere nella discussione sulla legittimità dell’ultimo decreto del Governo Draghi, è l’articolo 32 della nostra Costituzione, da più parti citato, spesso senza avere piena contezza del suo reale significato: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario, se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

Pur essendo stato scritto prima dell’ingresso dell’Italia nell’OMS, questo articolo non si pone in contrasto con la definizione di salute di cui sopra, pur esplicitando, nella sua formulazione, il concetto di salute collettiva. Il suo perseguimento ha la stessa importanza di quella individuale, tanto da permettere allo Stato, in casi specifici, di obbligare i cittadini a sottoporsi a trattamenti sanitari obbligatori per legge. Questa legge, però, “non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

Esistono tutta una serie di pronunciamenti, da parte delle massime Autorità giuridiche del nostro Paese sul tema dell’obbligatorietà dei vaccini (rimando a questo ottimo articolo per la loro lettura), ma già quanto sancito dalla nostra Costituzione e dall’OMS è più che sufficiente per porre enormi interrogativi sulla legittimità giuridica – ancor prima che medico-scientifica – di quanto disposto dal Governo, nel Decreto Legge numero 105.

Se è vero che non è previsto nessun obbligo vaccinale, è altrettanto innegabile che le limitazioni, a cui saranno soggette le persone che non hanno ancora potuto (la maggioranza) o voluto vaccinarsi, sono tanto severe da superare i limiti imposti dal rispetto della persona umana (costringere le persone a stare “agli arresti domiciliari, chiusi in casa come sorci” va ben oltre questo concetto, giusto professor Burioni?), l’incostituzionalità del provvedimento appare lampante. Lo è ancor di più, se pensiamo che chi non è ancora vaccinato non avrà accesso ai luoghi della cultura (cinema, teatri, musei), parzialmente a quelli della socialità (bar e ristoranti) e a quelli che permettono di conseguire il “totale benessere fisico e mentale” di cui parla l’OMS, come piscine e palestre.

Ovviamente, sostenere la palese illegittimità e incostituzionalità del decreto governativo non implica l’assunzione di una posizione anti-vaccinista. Sono due idee tanto distanti da non poter essere confuse, se non per superficialità o malafede. La discriminazione delle persone – in particolare le più giovani – che ancora non hanno potuto aderire alla campagna vaccinale, pur volendolo fare, è uno dei tanti altri aspetti che pongono profondi dubbi sulla legittimità del provvedimento. Quelli qui elencati sono comunque più che sufficienti.

Lascia un commento