I miei post su Facebook degli ultimi giorni stanno suscitando reazioni (non da parte dell’Ordine dei Giornalisti, ma quello compare solo quando c’è da pagare la tassa annuale di iscrizione) e questo non può farmi che piacere. Se avrò portato anche solo una persona a porsi qualche domanda in più, a vedere le cose da un altro punto di vista, avrò raggiunto un grande risultato.
Tra le “conseguenze” positive dei miei ultimi anni post c’è anche la scoperta di un canale Youtube dedicato al ciclismo, ideato e curato da un collega che ho sempre ritenuto “più speciale” degli altri (non è piaggeria, giuro!).
Tra i video caricati, ce n’è uno che consiglio di ascoltare (non importa guardarlo) con attenzione a tutti, non solo agli appassionati di ciclismo e di sport in generale. Parla di depressione. Nello sport, come nella vita di tutti i giorni, la depressione è un tabù, un argomento che di cui si fatica maledettamente a parlare.
Dalla pubblicazione del video, altri casi di depressione nello sport sono saliti più o meno alla ribalta; altri ancora (ai calciofili verrà in mente Josip Ilicic, agli appassionati di ciclismo Aru, Westra, Braijkovic…) non sono stati trattati nel video per ragioni di tempo. La cosa importante è che il velo di ipocrisia che, per troppo tempo, si è posato su questa malattia, si sta pian piano levando.
Anch’io soffro di depressione. La perdita di mia madre è stato un colpo durissimo, come lo sono stati questi ormai 18 mesi di pandemia, altri lutti più o meno vicini che mi hanno colpito, altre vicende personali che hanno messo a dura prova me e chi mi sta vicino.
Per me è stato relativamente facile affidarmi all’aiuto degli specialisti: gli anni di studi medici, alcune precedenti esperienze di vita e un pensiero personale che, anche grazie all’essere padre, è molto maturato negli ultimi anni, mi hanno permesso di non vergognarmi delle mie debolezze, delle mie idee, delle mie paure.
Per altri, purtroppo, non è altrettanto semplice. In particolare per i maschietti, visto che il concetto di depressione è spesso (ed erroneamente) accompagnato a quello di debolezza. Provate a fare una ricerca, con la parola “depressione”, su Google Immagini e contate quante sono le foto che ritraggono donne, rispetto a quelle che hanno un uomo come soggetto.
Se c’è una cosa che spero di riuscire a far capire ai miei figli è che non c’è niente di sbagliato nell’essere sbagliati.
“La vita sa essere meravigliosa, ma anche una vera merda“, dice giustamente Stefano nel video; e tutti, chi più chi meno, l’abbiamo sperimentato in prima persona. Non abbiate paura di chiedere aiuto; e non abbiate timore di aiutare un amico in difficoltà! Può essere maledettamente duro, può farvi male, ma è la cosa giusta da fare.
Ho parlato decisamente troppo. Ora vi lascio al video.