Marco Francia

Pensieri, parole, emozioni

In questi esatti istanti, un anno fa, stavo parlando per l’ultima volta con mia mamma. Lei non poteva sentirmi: erano i suoi ultimi attimi, passati su un letto della rianimazione del Maggiore. Non credo mi avrebbe capito, anche avesse potuto, rotte com’erano le parole che le rivolgeva da un pianto a cui, nei mesi successivi, mi sarei abituato. Ricordo l’umanità di un infermiere, che provò a sostenermi in quei momenti, e la disumanità di altre persone che si trovavano lì, chissà perché, ma questo è un altro racconto.

Appena 48 ore aveva preparato i tortelloni insieme ai suoi nipoti. Li mangiammo a casa sua, mentre lei iniziava a stare male. Ricordo come fossero ieri tante istantanee di quei giorni: il ritorno a casa dal lavoro, con mia madre in piedi, davanti alla sfoglia, e Giacomo e Lucia ai suoi lati; Giacomo che entra in bagno per dirmi di sbrigarmi, ché la nonna ha un po’ di mal di pancia; i conati di mia mamma davanti al lavandino, dopo che non era stata con noi a tavola e nemmeno in cucina; lei che, sdraiata sul letto a pancia in giù, mi rassicura dicendomi di stare meglio e io, ingenuo come non mai, che le credo e le lascio il telefono di fianco al cuscino, dicendole di chiamarmi, avesse avuto bisogno.

I ricordi che più mi fanno male, che a un anno di distanza mi impediscono ancora di entrare in casa sua, sono però due suoni: la sua voce che, la mattina seguente, mi chiama appena entrato in casa, chiedendomi di aiutarla, dalla cucina, in cui era sdraiata a terra; “Ma perché? Lì vado a stare peggio!”, urlato con disapprovazione poco dopo, quando l’avevo avvisata che avevo appena chiamato l’ambulanza. Era confusa, assente, spaventata, stanca. Le ho fatto le ultime carezze mentre era seduta sulla poltrona, in attesa che l’ambulanza la caricasse e la portasse via per sempre. Ricordo ancora oggi la sua pelle, vellutata nonostante l’età. Ricordo anche i suoi occhi, le sclere ingiallite, lo sguardo perso.

Le 28 ore successive sono state le più nere della mia vita. Le chiamate dall’ospedale dipingevano un quadro sempre peggiore, che già nel primo pomeriggio era diventato chiarissimo. Avevo da poco lasciato andare mia madre convinto che, in un modo o in un altro, sarebbe tornata, ma realizzai presto che non sarebbe stato così. I bambini, nel frattempo, avevano fatto alcuni disegni da portare alla nonna in ospedale, per darle forza. Glieli portai lo stesso, lasciandoglieli sulla pancia prima di dirle definitivamente addio.

L’avevo sognata tutta la notte, nella dormiveglia di chi è inquieto per una notizia che deve arrivare, ma non si sa quando. Non ricordo quasi mai i sogni che faccio, ma l’immagine con cui mia madre mi apparve quella notte ce l’ho ben impressa nella memoria, per quanto mi sia impossibile descriverla a parole.

Avevo dimenticato lo zaino, prima di uscire dalla rianimazione. Nel tornare a prenderlo, una dottoressa cercò di fermarmi. Era chiaro: voleva dirmi quello che non volevo sentirmi dire. Feci finta di nulla, mi voltai e scappai. Poco dopo arrivò la fatidica chiamata. Erano le 14:31 e lei se n’era andata 6 minuti prima.

Mi piacerebbe molto riuscire a credere che lei sia ancora qui con me, in qualche modo. Il vuoto, la mancanza di lei che sento ogni giorno, sono troppo grandi per farmi anche solo sperare che possa essere così. Mi manchi, mamma. L’unica cosa che so è che, che tu ci sia ancora o no, continuerò ad amarti come sempre, finché ne avrò modo.

Categorie: Io

6 pensieri su “Un anno

  1. Avatar di Andrea Andrea ha detto:

    Caro marco. Credo che questo articolo che hai scritto sia bellissimo. Perché mi sembra di capire che non è un semplice ricordo. Ma un’esigenza di ricordare. Io ho perso mia mamma nel 2008. Non ricordo tutto di quei momenti (forse perché la.mia testa vuole dimenticare inconsciamente) e pensa, non ricordo più neanche la voce di mia mamma. Ma una cosa la so nonostante.tutti questi anni: che non passa giorno che non abbia voglia di rivederla,.di raccontarle tutto, di condividere…. ti capisco, ti stimo e ti abbraccio. E una preghiera per te e la tua mamma

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    1. Avatar di Marco Francia Marco Francia ha detto:

      Grazie mille Andrea. Non so se le parole che ho scritto siano state mosse dalla necessità di ricordare: alla fine, ricordo tante cose veramente bene, compresa la voce di mia madre. Forse era più un bisogno di condividere il dolore che quei ricordi evocano, non so… Non è stato nemmeno programmato, non l’ho nemmeno riletto; è stata proprio una cosa che è venuta fuori così, all’improvviso. Nei primi mesi, ho scritto tanto: faceva parte delle indicazioni datemi dalla psicologa. Era da un po’ che non lo facevo, non so neanche perché questa volta abbia deciso di rendere il tutto “pubblico”. Grazie per il messaggio e per le preghiere

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  2. Avatar di alexbarb73 alexbarb73 ha detto:

    Perdonami entro nella tua vita in punta di piedi grazie ad una amicizia in comune. In questo periodo dove si parla solo di covid di green pass di divisione, leggere un ricordo così forte mi ha fatto bene. Il legame che abbiamo con le nostre mamme é indissolubile. Ad ogni età siamo figli. Da padre vedere come i miei 4 figli amano la madre mi riempe di orgoglio.
    Grazie per aver condiviso un pensiero così intimo. Un caro saluto
    Alessandro

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    1. Avatar di Marco Francia Marco Francia ha detto:

      Grazie a te Alessandro per il bellissimo messaggio. Un abbraccio

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  3. Avatar di Enrico Enrico ha detto:

    Ciao Marco io ho perso mia madre mercoledi scorso, a fine Luglio. Avevo letto questo tuo post tempo fa. Adesso che ci sono dentro è tutto tremendamente reale.
    Grazie per aver condiviso le tue emozioni in maniera così diretta, mi sento meno solo nel dolore.

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    1. Avatar di Marco Francia Marco Francia ha detto:

      Ti abbraccio fortissimo. Ancora adesso a più di un anno e mezzo dalla sua scomparsa, penso a mia madre ogni giorno. Una delle pochissime cose che mi ha fatto, in qualche modo, accettare la sua perdita, è stato il pensiero che, se me ne fossi andato prima io di lei, le avrei fatto provare un dolore ancora più grande di quello, immenso, che lei ha fatto provare a me. Sopravvivere alle persone che amiamo è il più grande regalo che possiamo fare loro. Se avrai bisogno di qualsiasi cosa, non esitare a scrivermi.

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