Marco Francia

Pensieri, parole, emozioni

Ammetto di essere in grande, enorme difficoltà. Pur apprezzando qualsiasi iniziativa a favore di chi soffre, e tra questi anche il popolo ucraino travolto dalla guerra, non riesco a non provare un certo disturbo, soprattutto nel vedere, tra i prodighi, anche coloro i quali, nei mesi scorsi, hanno accettato, se non addirittura sostenuto, che alcuni loro conoscenti, parenti e amici venissero spogliati della loro dignità, prima ancora dei più basilari loro diritti, per una loro libera scelta.

Non riesco a credere nelle buone intenzioni di chi, con una ferocia inusitata, ha escluso dal lavoro e da ogni forma di sussistenza padri e madri, dallo sport e da ogni altra attività sociale incolpevoli ragazzi (su cui grava tuttora un’inaccettabile discriminazione nell’accesso allo studio), dalle mense e dalla carità chi non fosse in possesso di un inutile lasciapassare. Perché tanta cattiveria prima, verso persone che vivono insieme a noi, a cui si è voluto bene, che si sono anche amate, e ora tanta, lodevole, carità per persone sconosciute, lontane che – tra l’altro (ma questo è un dettaglio) – sono, per la maggior parte assimilabili ai disertori dell’italica campagna vaccinale anti-covid?

Io che quella ferocia ho deciso di subirla, perdendo tempo, salute, rapporti e probabilmente anche il lavoro, non riesco proprio a farmi andare giù questa evidente ipocrisia. Ipocrisia che è il vero valore fondante della società in cui viviamo. Fortunatamente, questa doppia morale è propria di una minoranza; consistente, ma minoranza. Perché a fianco di quelle persone, un tempo care, che ora tolgono il saluto, provano “il più sincero disprezzo”, sparlano di chi ha, magari sbagliando, ha fatto un’altra scelta, ce ne sono tante altre che, come hanno sempre fatto, ti danno una mano e ti vogliono bene, anche se non la pensi come loro.

Non ringrazierò mai abbastanza chi si è seduto a un tavolo all’aperto, con temperature prossime allo zero, pur di non escludermi da una serata tra amici, o chi mi ha aiutato quando, dalla sera alla mattina, mi sono trovato a casa dal lavoro. Molti non hanno perso un secondo del loro tempo nemmeno per esprimermi la loro vicinanza, ma altri, preziosissimi, mi hanno aiutato davvero tanto. Questa è la vera e sincera generosità: quella che arriva anche a chi è diverso da te, quella che non discrimina, quella che aiuta senza giudicare.

Il resto è, come dicevo, ipocrisia. Un’ipocrisia diversa da quella che ci ha portati a preoccuparci, per un paio di giorni, del destino dei nostri fratelli afghani, prima di dimenticarci completamente di loro, ma pur sempre ipocrisia. Ipocrisia di cui, purtroppo, le persone che occupano ruoli di responsabilità e potere sono i principali portatori.

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