Oggi inizia, a Budapest, il Giro d’Italia. So che in molti non vedevamo l’ora… Non che iniziasse “la corsa più dura del mondo, nel Paese più bello del mondo” (l’Italia, non l’Ungheria), ma che io sfornassi la più classica delle previù. Eccola qua.
Il principale favorito, Richard Carapaz (vincitore nel 2019 e terzo l’anno scorso al Tour), corre nella squadra più forte, la Ineos Grenadiers. In genere, questi sono i presupposti perfetti per una corsa molto controllata e, quindi, tendenzialmente noiosa.
A meno che: a) Carapaz non sia il miglior Carapaz; b) la Ineos si riveli più debole di quanto sembri; c) non salti fuori un avversario (o anche due) molto forte e molto in forma. Di fenomeni non ce ne sono (lo stesso Carapaz non lo è), ma di ottimi corridori sicuramente sì: Almeida, Simon Yates, Landa, Dumoulin (ci credo poco) la coppia di amiconi Bora Kelderman-Hindley, quella molto più affiatata (B)DSM Bardet-Arensman.
Proprio dal longilineo Thymen mi aspetto il ruolo di sorpresa della corda: è giovane, forte, può scaricare un po’ di pressioni su Bardet e quest’anno, fino a oggi, ha fatto molto bene. Mi sbilancio: il podio è alla portata; sono già preparato a mandar giù l’ennesimo tulipano marcio [divagazione: è incredibile pensare a quanti olandesi promettentissimi si siano poi rivelati – perdonate il giro di parole – delle mezze seghe; come è inspiegabile che gli olandesi, in un modo o in un altro, corridori da GT ne sfornino a palate, mentre nel vicino Belgio ne aspettino uno semiserio da tipo 40 anni.]
Un altro giovanissimo da tenere d’occhio è Mattias Skjelmose Jensen, ma è al primo GT e, conoscendo come lavorano in Trek-Segafredo, credo lo lascino libero di fare esperienza.
Gli italiani? Ciccone e Fortunato possono ambire a una posizione nei 10, che sarebbe un gran risultato per entrambi. Mi aspetto grandi cose dal nostro Lorenzo: percorso perfetto (poca crono, niente sterrato) e testa sulle spalle; magari non vincerà sulla Marmolada, ma sarà uno dei più solidi. Non mi aspetto invece molto da Nibali. Aleotti rischia di avere pochissimo spazio in una squadra con Kelderman, Hindley e la brutta copia di Buchmann. Spero possa finalmente sboccia il talento di Albanese, ma di occasioni adatte a lui non ce ne saranno tantissime. Per il resto, poca roba, a meno che un Ulissi non si inventi un numero oggi.
Per la prima maglia rosa, però, il favorito che più favorito non si può è Mathieu Van der Poel: sembra un arrivo disegnato apposta per lui. Potrebbe già perderla domani, al termine della prima crono: Dumoulin e Almeida sono pronti a rilevarlo.
A proposito di crono: un percorso con appena 26,6 km contro il tempo è troppo, troppo schiacciato verso gli scalatori. Fossi un organizzatore, piazzerei una crono piatta (o poco mossa) di 30-40 km a fine prima settimana e una cronoscalata seria, da 10-15 km (tipo quella del Grappa qualche anno fa), alla fine. Così si rischia di bloccare ancora di più una corsa che già di suo, temo, lascia poco spazio alla fantasia.
Buon Giro!