Marco Francia

Pensieri, parole, emozioni

Ieri sera mi è capitato di ascoltare qualche minuto di “Italia sotto inchiesta” su Radio1. La conduttrice – Emanuela Falcetti, per chi non la conoscesse – stava “intervistando” uno – credo – psichiatra, parlando di sofferenza psicologica, stress e simili.

Lo scopo, dichiarato, dell’intervista era quello di estorcere al professionista il suggerimento che sì, un “farmaco leggero, senza effetti collaterali importanti”, per combattere lo stress e “mettersi calmi”, rappresenta un’opzione più che valida, se non la migliore, praticamente per chiunque.

Per quanto l’ospite si sforzasse di ribadire l’importanza dello stile di vita, del colloquio tra paziente e medico specializzato, della psicoterapia e di tutto ciò che ci qualifica come esseri umani, è non come macchine, Falcetti non ne voleva sapere: la soluzione deve essere la pillola magica, che aiuta a rilassarci e a vivere serenamente le nostre vite portate ben oltre il limite.

“Non mi ha mica convinta, sa?!”, il saluto della giornalista al suo ospite. “Mi fido di lei e sicuramente ci risentiremo, però…”. Falcetti era proprio convinta di aver ragione, chissà perché. Come, invece, provava a spiegare il povero ospite, il primo intervento per prendersi cura della propria salute mentale è semplicemente quello di vivere la propria esistenza con molta più calma, ascoltando il proprio corpo e dedicando quanto più tempo possibile al contatto con la natura e con gli altri, senza correre-correre-correre, oltre ogni umana possibilità. In quanti riescono ancora a farlo?

La “soluzione magica”, purtroppo, è tanto affascinante, quanto inutile: se il motore opera continuamente fuori giri, il suo destino, ineluttabile, è quello di rompersi. La società del “tutto e subito”, della massima efficienza, della stabile precarietà, non ammette pause e pretende di risolvere ogni problema, soprattutto quelli dei suoi elementi più delicati e sensibili (bambini e anziani, per esempio) con l’ultimo prodotto della sempre-sia-lodata industria farmaceutica.

E dire che, nella stragrande maggioranza dei casi, potrebbero essere sufficienti una chiacchierata, una passeggiata in riva al mare, un pomeriggio senza smartphone e con la famiglia, o con gli amici; un abbraccio, un bel l’abbraccio, di quelli stretti stretti, che ti scaldano il cuore; a volte, basterebbe anche solo un po’ di attenzione, anche da parte di un estraneo, ma la nostra società, ormai, non lo consente: meglio prendere una pillolina e continuare a correre a vuoto, che fermarsi a vivere.

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