Ho portato mio padre al pronto soccorso del Sant’Orsola ieri sera, martedì 18 ottobre, alle 19, con richiesta scritta del suo medico curante, che lo aveva visitato poco prima. Sono le 14 e mio padre, codice arancione, è ancora ospitato nel pronto soccorso, in attesa di un posto letto, che sembrerebbe essere stato trovato negli ultimi minuti (come logico, conoscendo i tempi delle dimissioni dai vari reparti).
In compagnia di tantissimi altri pazienti, mio padre ha passato la notte sulla sedia a rotelle (reclinabile), con cui è entrato in PS. In una stanza di non più di 25 mq, oggi alle 12 erano ospitati una ventina scarsa di pazienti, alcuni allettati, altri seduti, alcuni – tra questi mio padre – a meno di mezzo metro di distanza dagli altri pazienti. Sono stato in contatto telefonico con mio padre dalla tarda serata di ieri fino alla mattinata odierna e, arrivato al pronto soccorso poco prima delle 12 odierne, mi è stato detto che avrei potuto stare con lui non più di 5 minuti.
L’attesa si è resa necessaria perché, come più volte rammentato dal personale del PS (tutti molto gentili e disponibili, nonostante l’elevata pressione), non erano reperibili posti letto in tutto il Policlinico. Non ho avuto modo di verificare se questa informazione corrisponda al vero, ma non ho grandi motivi per dubitarne, visto che l’hanno riportata più persone, anche direttamente a me o a mio padre. Paziente nel vero senso del termine e molto collaborativo, ha ricevuto un tè e due fette biscottate per colazione e purè e stracchino a pranzo. È stato trattato bene, nel limite delle possibilità.
Gli accessi al pronto soccorso del Sant’Orsola – è in corso un ampliamento, che verrà completato nei prossimi mesi – sono stati numerosissimi, negli ultimi giorni. A prescindere dal caso particolare di mio padre, è bene che tutti sappiano che, in una delle città e delle regioni in cui l’offerta sanitaria è tra le migliori – se non la migliore – del nostro Paese, al 19 di uno degli ottobre più caldi degli ultimi anni, una ventina di pazienti che necessitano il ricovero (mio padre non era nemmeno uno di quelli messi peggio, anzi) devono attendere ore e ore, in condizioni che mettono ulteriormente in pericolo la loro salute.
L’attuale situazione al Sant’Orsola è questa, da giorni. Mi è stato riferito, da chi “bazzica” giornalmente questo pronto soccorso da giorni, che la situazione è questa già da diversi giorni. I codici bianchi non c’entrano nulla, stiamo parlando di pazienti in attesa di ricovero. Credo sia giusto che i cittadini abbiano contezza di questa situazione, visto che non sono informazioni facilmente reperibili e anche in considerazione di quanto avvenuto negli ultimi due anni.