Marco Francia

Pensieri, parole, emozioni

Il Superbonus è costato 2000 euro a cittadino“, ci ha fatto sapere un paio di giorni fa il PresdelCons Giorgia Meloni. Considerato che siamo nel pieno di una crisi energetico-ambientale, e che uno degli obiettivi dell’incetivo era proprio quello di rendere più efficienti energeticamente abitazioni e strutture in genere, non mi sembra una spesa folle. Non più folle, perlomeno, dei costi – diretti e indiretti – che i cittadini stanno sostenendo per la guerra in Ucraina (che, è sempre bene ricordarlo, non coinvolge nessun Paese nostro alleato) e di quelli che ci prepariamo a sostenere, in barba all’opinione della maggioranza degli italiani e soprattutto al loro interesse, non solo economico.

Ora, è evidente a chiunque abbia avuto a che fare con il superbonus si sia accorto che in tanti abbiano provato – spesso riuscendoci – a marciarci sopra e che la misura presentasse limiti più o meno gravi, che certamente meritavano di essere corretti. È altrettanto evidente, però, che anche grazie al superbonus tante persone abbiano lavorato, tante aziende non abbiano chiuso, tanti soldi in più, altrimenti fermi, abbiano girato. Il beneficio per tanti c’è stato, indubbiamente, al netto dei soliti furbi, a cui è stata data una ghiotta possibilità di arricchirsi sulle spalle della collettività.

Non ho nessuna particolare simpatia per Conte e non mi interessa proprio difenderlo; le mie sono considerazioni, anche molto banali, su quello che vedo e che ho potuto toccare con mano. Ricordo benissimo di aver partecipato, nell’inverno precedente allo scoppio della pandemia, a una conferenza stampa indetta da Ance Emilia-Romagna, l’associazione regionale dei costruttori edili. Il presidente Stefano Betti, parlando a margine di inquinamento e blocco del traffico, notò come fosse tutto inutile, se la politica non si fosse anche adoperata per incentivare l’efficientamento energetico degli stabili, illustrando un piano di intervento che si fondava su un robusto incentivo, proprio del 110%, per la ristrutturazione degli immobili.

L’obiettivo duplice sarebbe stato quello di ridurre le emissioni, riducendo le dispersioni di calore da case, uffici e simili, e di rilanciare un settore che, dopo la crisi del 2008, faticava drammaticamente a ripartire. Tutto questo per dire una cosa molto semplice: il Superbonus 110% non è stato un intervento deciso così, debbotto, ma un piano di cui si parlava già da tempo nel nostro Paese, con fondamenti concreti più o meno solidi e molto aderente alla realtà. Che molti immobili disperdano una quantità esorbitante di calore non è, del resto, una gran scoperta. Su una cosa, comunque, siamo tutti d’accordo: è molto più semplice spingere le persone a vivere con il riscaldamento spento e 15°C di temperatura domestica, che prevedere un piano di spesa pubblica per l’ammodernamento delle nostre città.

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