Marco Francia

Pensieri, parole, emozioni

Non avrei mai pensato che quel pranzo di un anno fa, domenica 4 ottobre 2020, sarebbe stata l’ultima occasione in cui avremmo festeggiato il tuo compleanno. Ancora non mi sembra vero che, appena due mesi più tardi, te ne sia andata per sempre. Non ho chissà che ricordi di quel pranzo; le foto che ho visto e rivisto in questi mesi, mi hanno aiutato a tenere memoria del momento della torta, dello spegnimento delle candeline, dei bambini – i tuoi gioielli, come li chiamavi con le tue amiche, ho scoperto dopo – in braccio a te. Mi ricordo anche delle chiacchiere in auto, all’andata e al ritorno da Montebudello. Ogni tanto, mi capita di immaginarti seduta lì, di fianco a me, che ti lamenti dei miei incorreggibili ritardi o del servizio del ristorante di turno.

La vita è come una scatola di cioccolatini: non sai mai quello che ti capita“, dice la frase probabilmente più celebre di ‘Forrest Gump’. Era il nostro film. Ti ci portai quasi forza quando uscì al cinema; avevo 9 anni, non avevo la più pallida idea di che cosa parlasse, ma il trailer mi aveva convinto e io avevo convinto te ad andare. La sala era quasi deserta (chissà cos’avrai pensato…), così riuscimmo a goderci quelle due ore con un’intimità insolita per un cinema. “Non gli davo due lire, invece è stato bellissimo”, mi dicesti sincera, uscendo dalla sala. Quante volte abbiamo rivisto insieme quel film! E quante volte siamo andati al cinema insieme! Era una delle nostre attività preferite, una di quelle che abbiamo cercato, senza dircelo, di tenere viva il più a lungo possibile. L’altra sera l’ho rivisto con i bambini e con Giovanna: anche a Margherita piace tantissimo, mentre Giacomo dice che “muoiono troppe persone“; Lucia, chissà.

Se penso che tra due giorni, per la prima volta, dovrò festeggiare il tuo compleanno senza di te, non riesco a trattanere le lacrime. Ho pianto tanto in questi ultimi 10 mesi, come mai prima. Non ho potuto fare altrimenti, pur sapendo che non avresti voluto. Ci sono i tuoi gioielli da crescere, ne arriverà un altro tra poco – e non sai quanto detesti il fatto che non vi possiate conoscere. C’è una vita da vivere, in qualche modo. Mi hai lasciato in ottime mani, ma mi manchi tantissimo. Non potrebbe essere altrimenti: le mamme sono (quasi) tutte meravigliose, ma tu, per me, sei stata semplicemente la migliore. Mi hai insegnato tanto, praticamente tutto. Più di ogni altra cosa, mi hai insegnato cosa sia l’amore. Uno dei pochi meriti che mi riconosco è quello di aver capito sempre, anche quando ero bambino, quanto grande fosse l’amore che mi dimostravi ogni giorno; quanto immenso fosse tutti quello che facevi per me. Nel mio piccolo, con tutti i miei difetti e le mie mancanze, ho fatto tutto il possibile per farti sentire tutto il mio amore per te, sempre.

Spero di esserci riuscito, almeno un po’. Ti ho fatta arrabbiare, ti ho anche fatta piangere. Spero, però, di essere riuscito ad amarti come avresti meritato. La vita non è stata magnanima con te, che hai sempre dato tanto a tanti, ricevendo indietro solo una parte infinitesimale dagli altri. Io, Gabriele, Irma, le nostre famiglie e le tue (e nostre) amicizie non avremmo potuto eguagliare tutto quello che tu hai dato a noi. Era impossibile. Anche adesso che non ci sei più, anche adesso che il dolore per la tua perdita è così vivo, l’unica cosa che ci resta da fare è continuare ad amarti come avremmo fatto se tu fossi ancora qui; a donare e a donarti almeno un briciolo di quell’amor che tu hai sempre dispensato, con grande generosità, senza pretendere mai – veramente mai – niente in cambio.

Cosa vuoi che sia se muoio io!“, mi dicesti qualche mese fa, sul pianerottolo che unisce le nostre case, dove un annetto fa stavamo discutendo discutendo su questa fottutissima pandemia e sui pericoli che correvi tu. Ti preoccupavi della salute dei tuoi nipoti, prima ancora della tua, anche se – come è naturale – temevi tanto anche per te stessa. Non volevi ammetterlo, non volevi che quell’ansia pesasse su di noi, ma non poteva che essere così. Gli ultimi mesi della tua vita li abbiamo dovuti passare separati, almeno in parte. Uno dei pensieri che mi dà un po’ di sollievo è di non averti tenuta lontana dai tuoi nipoti; di averti permesso di goderne finché è stato possibile, fino a quel venerdì pomeriggio in cui avete preparato tortellini e tortelloni insieme, prima che ti sentissi male. Mi solleva anche aver risposto con decisione a quella tua frase: “Non dirlo neanche per scherzo mamma, abbiamo tutti bisogno di te: senza non sapremmo proprio come fare“.

In qualche modo, in qualche forma, devi essere rimasta con noi, perché in qualche modo, in qualche forma, stiamo andando avanti. Ma mi manchi tantissimo, mamma. Tantissimo.

2 pensieri su “Buon compleanno mamma!

  1. Avatar di Andrea Andrea ha detto:

    Sei molto cattivo… sei riuscito a farmi piangere. Anche io ho perso la mamma presto e pensa: non è riuscita a vedermi sistemato e a vedere I suoi nipoti. Non sai che tormento sia quando ci penso. È vero, è durissima. A volte avrei bisogno di averla qui a darmi una mano… il tempo aggiusta le cose dicono. Forse è vero. Ma la crepa purtroppo rimane. Che uno creda o no, comunque l’unica cosa che da sollievo è che so che comunque c’è, sempre.

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    1. Avatar di Simone Simone ha detto:

      Bellissimo, parole dolcissime… che bel ricordo

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